I contratti nel commercio transnazionale soffrono di un approccio concettuale che svaluta la tipicità del contratto e demerita la buona fede come uno dei suoi contenuti inderogabili, risultando nella frequente formulazione di contratti standard spogliati di contenuto equo. Pertanto, in questo articolo verrà svolta una riflessione argomentativa basata su premesse teoriche delle obbligazioni, sviluppate nel II secolo a.C., in grado di dimostrare che la struttura contrattuale formulata dai romani – che si è rivelata appropriata per lo svolgimento degli affari tra persone di diverse cittadinanze e svariate culture, così come avviene nella nostra società e economia globalizzate – può servire da modello e ispirazione ai giuristi di oggi nella presa di posizione che favorisca la sedimentazione giuridica soltanto di accordi commerciali coerenti con il meccanismo di giustizia contrattuale.

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